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Le istituzioni finanziarie Si è parlato a più riprese di debito estero in quest'anno. Ma quali sono i meccanismi che portano al problema del debito estero? Partendo dall'ideologia neo-liberista, attraversando la storia, le funzioni e gli strumenti di due delle tre istituzioni finanziarie internazionali che più incarnano quest'ideologia, Banca mondiale e Fondo monetario internazionale, scopriremo che cosa gioca dietro le quinte dell'economia mondiale. Concentreremo l'attenzione sul ruolo dei piani d'aggiustamento strutturale e cercheremo di capire come nella storia della Banca e del Fondo è andata emergendo la problematica del debito estero: che ormai non si intende più esclusivamente come debito economico, ma anche come debito ecologico e sociale, allargando così il campo d'analisi del concetto di debito estero.
A ritroso nella storia: le origini di Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale… Il "Washington Consensus", nel linguaggio degli esperti, identifica i principi base dell'ideologia neoliberale o neoliberista: una restrizione dei poteri dello stato, la tendenza alla liberalizzazione degli scambi commerciali, la privatizzazione dei cosiddetti settori non produttivi, tradizionalmente di pertinenza degli stati (assistenza sanitaria, assistenza sociale, servizi di pubblico interesse), l'abbattimento delle barriere doganali e la liberalizzazione degli investimenti speculativi e produttivi su scala mondiale. Già così si comprende qual è l'agenda politica ed economica di istituzioni finanziarie internazionali come la Banca mondiale (BM) e il Fondo monetario internazionale (FMI). Ma per capire l'oggi di queste istituzioni è
necessario ripercorrerne un tratto di storia: come nascono la BM e
il FMI, come funzionano, quali sono gli strumenti che hanno a
disposizione, quali sono i problemi riguardo agli interventi che hanno
attuato e attuano tuttora. La BM e il FMI nascono nel 1944, con la
conferenza di Bretton-Woods, poco prima quindi della fine del conflitto:
le potenze che si stanno apprestando a vincere la guerra si riuniscono per
cercare di dare un nuovo assetto economico e finanziario al mondo. Questo
per evitare, da una parte, il ripetersi di crisi finanziarie dovute alle
speculazioni azionistiche (che avevano portato al crollo di Wall
Street nel 1929), quindi garantire il benessere economico e
finanziario del pianeta, dall'altro aiutare i paesi distrutti dalla guerra
a ricostruire, a ricreare cioè le basi per una propria attività
economico-riproduttiva e ricucire anche gli strappi creati dalla guerra.
Questo l'obiettivo generale e primario: un benessere planetario, un
aumento degli scambi commerciali, un miglioramento delle condizioni di
vita, nel Nord come nel Sud del mondo. Il FMI fondato nel 1944 ha l'obiettivo principale di garantire la stabilità delle monete su scala: per fare questo viene creato un sistema di stabilità monetaria chiamato "scambio di parità oro-dollaro" (Gold Exchange Standard). Questo, di fatto ancora il valore delle valute a quello del dollaro americano, legato a sua volta al valore delle riserve auree contenute nella Federal Reserve Bank americana. Si cercava così di evitare quelle speculazioni e oscillazioni del valore della moneta che in Germania avevano portato al crollo dell'economia e all'avvento del nazismo. Il Gold Exchange Standard vede la fine nel 1971 sotto Nixon, data capitale per la storia economica e finanziaria dei nostri giorni. La BM, inizialmente "Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo" (IBRD, cioè International Bank for reconstruction and development), nasce nel 1944, con lo scopo primario di aiutare la ricostruzione dell'Europa e delle potenze alleate finita la guerra. La BM odierna comprende anche altre 4 agenzie specializzate oltre l'IBRD: negli anni '50 viene creata la International Finance Corporation (IFC); negli anni '60 la International Development Agency (IDA); negli anni '80 la MIGA. Come viene finanziata la BM? Nel 1944, i paesi firmatari dell'accordo di Bretton-Woods si impegnano a versare una quota liquida di una somma particolare per ogni paese, e a mantenere a disposizione un'altra quota aggiuntiva, in caso di crisi di liquidità o di mancanza di riserve (rispettivamente capitale pagato e capitale disponibile). Il contributo finanziario iniziale è il fattore che poi determina anche, all'interno della BM e del FMI, il potere di voto, secondo il principio "un dollaro, un voto", anziché "una testa, un voto" come nell'ONU: un sistema già antidemocratico fin dall'inizio. Ciò comporta che nel consiglio direttivo della BM e del FMI, chi mette più soldi ha più potere decisionale: oggi l'influenza maggiore è quella degli USA e del Giappone. La IBRD, nelle intenzioni iniziali, doveva concedere prestiti, soprattutto per programmi di ricostruzione, progetti di sviluppo, progetti infrastrutturali, a tasso di interesse di mercato: ma a paesi che comunque potevano ripagare questi prestiti, in generale europei. Già alla fine degli anni '40 la banca entra in crisi, per la struttura eccessivamente burocratica, l'accesso troppo complicato a questi prestiti, e infine per il conflitto venutosi a creare col piano Marshall, dotato di un volume di fondi maggiore e più facilmente accessibile. L'IBRD attraversa una crisi d'identità: la banca deve cercare un altro campo d'azione per poter legittimare la propria esistenza, quindi anche andare a chiedere soldi sui mercati finanziari. Questo perché? Perché anno per anno i fondi della BM vengono rifinanziati con l'emissione di certificati azionari, acquistabili anche da noi (una delle campagne internazionali più forti al momento per mettere alle corde la BM è quella dei boicottaggi dei certificati azionari della BM). Di fatto, parte delle riserve vengono reinvestite per l'emissione di titoli obbligazionari, che vengono messi sul mercato azionario internazionale. La cosa importante è che la BM e il FMI hanno delle azioni molto solide, garantite con la tripla "a": questa, secondo gli standard di valutazione, sono le azioni più affidabili, perché sono le più servibili: i prestiti della BM sono quelli che devono essere ripagati per primi dai governi, pena l'esclusione totale dai flussi finanziari internazionali. Questo assicura alla BM una certa solidità e affidabilità, che poi garantisce la solidità delle azioni che emette, e quindi una certezza relativa rispetto alle entrate che si possono prevedere ogni anno. I fondi dell'IBRD provengono quindi in genere dal ripagamento degli interessi di prestiti acquisiti e anche dai proventi della vendita di certificati obbligazionali, i cosiddetti IBRD-bonds. Con la crisi della fine degli anni '40, la Banca guarda altrove per espandere la propria attività: quell'altrove erano i paesi serbatoi di materia prima che serviva al nord, alle potenze alleate, per continuare a dare impulso alla propria crescita economica e industriale. Negli anni '50, la decolonizzazione era ancora piuttosto lontana: i paesi ricchi avevano ancora un grosso serbatoio di materie prime da poter sfruttare, con un forte controllo politico, economico e militare. La Banca rivede dunque il suo mandato: piuttosto che intervenire direttamente per la ricostruzione dei paesi danneggiati dal conflitto, si aiutano questi paesi ad accedere alle risorse naturali e a facilitare l'integrazione dei paesi d'oltremare e dei paesi coloniali nel mercato internazionale, nel flusso di scambi e investimenti internazionali. Questa riconversione richiede una serie di interventi ben mirati, per agevolare l'espansione delle imprese multinazionali: un sostegno in termini di ricerca e di consulenza e poi la partecipazione diretta ad imprese a capitale misto, in cui la BM poteva garantire una certa solidità d'investimento, infine investimenti nel settore delle infrastrutture, per avvicinare le fonti di materia prima ai mercati e minimizzare i costi di trasporto e di produzione. L'IBRD sposta così il suo baricentro su progetti infrastrutturali e di sfruttamento delle risorse naturali. Nasce poi la IFC (International Financial Corporation), ancora esistente, con il mandato esclusivo di sostegno al settore privato. Mentre l'IBRD ha come obiettivo il benessere pubblico, la lotta alla povertà, la ricostruzione, l'IFC è la prima struttura della BM volta al sostegno esclusivo del settore privato, come volano per lo sviluppo e per la crescita economica quantitativa. Già dall'inizio dunque il concetto neoliberale era ben chiaro sia nella BM che nel FMI. Il FMI, fino al 1971, anno della crisi del sistema di parità dollaro-oro, era piuttosto ancorato al mandato originario del 1944, mentre invece nella storia della BM si notano come dei cicli: si rivede di volta in volta il proprio mandato e le proprie ragioni di esistere, fino ad oggi, in cui la BM fa centinaia di attività, iniziative e settori, senza una coerenza di fondo. Negli anni '60, in cui comincia la decolonizzazione su grossa scala. Il sistema dell'ONU comincia ad acquisire una certa rilevanza (con il concetto di governo globale, il riconoscimento dei diritti dei paesi in via di sviluppo e del loro diritto allo sviluppo). Si arriva al primo conflitto politico e di competenze tra BM e sistema ONU: i paesi decolonizzati o in via di decolonizzazione chiedevano soldi all'ONU, la creazione di un fondo per lo sviluppo che li aiuti a integrarsi nell'economia globale, la BM, dal canto suo, afferma di essere la struttura più capace di garantire la gestione ottimale di questi fondi per la crescere e lo sviluppo di questi paesi. Questo conflitto politico ha avuto come esito la creazione di un'altra struttura all'interno della BM: l'IDA (International Development Association). Questa si occupa soltanto di alcuni paesi, quelli che hanno un reddito pro capite inferiore ai 600 dollari l'anno: differisce quindi dall'IBRD e dall'IFC, sia per gli obiettivi (che dovrebbero essere quelli di lotta alla povertà) sia per le modalità di finanziamento (l'IDA, a differenza dell'IBRD, concede prestiti ad interesse zero, tassi cioè a condizioni estremamente agevolate). Per continuare ad avere fondi, l'IDA non può accontentarsi soltanto del pagamento dei finanziamenti, ma deve anche chiedere, ogni tre anni, una ricapitalizzazione di quote da parte dei paesi più ricchi: per cui ogni tre anni, la BM viene anche a casa nostra a bussare alla porta e a chiedere fondi. Un terzo dei fondi dell'IDA provengono così direttamente dalle tasse de pubblici contribuenti: questo fatto, per le campagne di pressione politica e delle organizzazioni non-governative (ONG), fornisce uno strumento importante per mobilitare i parlamenti e chiedere condizioni di maggior trasparenza e controllo sulle attività di queste istituzioni. Negli anni '80, con l'aumento dei flussi finanziari privati e investimenti diretti esteri, si è andata sviluppando un'ulteriore necessità per il settore privato: quella di garantirsi e assicurarsi contro i rischi politici. I rischi nell'investire in paesi come la Nigeria, come l'Africa o l'America Latina, caratterizzati da forte instabilità politica, da governi dittatoriali o che portavano avanti politiche di nazionalizzazione dei settori produttivi e delle risorse naturali, hanno spinto la BM ad aprire un altro sportello che serve esclusivamente per assicurare le imprese multinazionali. Le imprese, oltre alla necessità di avere una struttura forte a livello governativo e un sostegno diretto da parte della BM per investimenti e infrastrutture, hanno anche quella di assicurarsi contro eventuali rischi politici, come sommovimenti, rivoluzioni, nazionalizzazioni o altro. Quindi nasce la MIGA, MultiInvestment Guarantee Agency, la più piccola delle strutture della BM. Di fatto, è un'agenzia assicurativa, finanziata con capitali pubblici e i cui cliente sono soprattutto imprese multinazionali del G7. L'Italia ha contribuito, l'anno scorso, a un aumento dei capitali della MIGA per 27 miliardi di lire circa, un aumento di capitale divenuto necessario dopo un aumento esponenziale delle richieste di assicurazione di rischio, dovuto all'aumento enorme dei flussi finanziari privati nei paesi in via di sviluppo. |